La città che non vuole essere trovata
📌 DA CANNAREGIO VERSO CASTELLO · 09:15
Ci sono due Venezie. Quella che vedi nelle foto, il Canal Grande, Piazza San Marco, i selfie davanti ai ponti, e quella che esiste negli spazi tra una meta e l'altra. Eva conosce solo la seconda.
Vi allontanate dalla pensione senza una direzione precisa, o almeno così sembra. In realtà ogni svolta che Eva prende è una scelta: questa calle invece di quella, questo ponte invece del successivo. Le pietre sotto i piedi sono consumate al centro, levigate da secoli di passi, e risuonano in modo diverso a seconda di quanto sono antiche. Impari a sentirlo, dopo un po'.
Le calli strette filtrano la luce in modo strano, a tratti buie come corridoi, poi all'improvviso aperte su un campiello inondato di sole dove una vecchia innaffia i gerani dal secondo piano senza guardare giù. Dai muri scrostati emergono colori che non sai come chiamare: non è giallo, non è arancione, è qualcosa di intermedio che il tempo ha inventato da solo.
A Venezia non ti perdi. Ti trovi in posti che non sapevi di cercare.
La Libreria Acqua Alta non ha l'aria di un posto che vuole impressionarti. Eppure lo fa, inevitabilmente. Entri e la prima cosa che noti è l'odore: carta vecchia, umidità, qualcosa di legnoso che non riesci a identificare e poi il caos. Libri accatastati in gondole, in vasche da bagno, in carriole arrugginite. Non è disordine. È un sistema che risponde a una logica diversa dalla tua.
📚Il proprietario ha risolto il problema dell'acqua alta a modo suo: invece di combatterla, ci ha costruito intorno. Le pile di libri più bassi sono quelle che si possono perdere. Quelle più alte, quelle rare, stanno in alto. La libreria sa già quando arriva la marea.
Eva ti mostra una scala fatta interamente di enciclopedie rigate dall'acqua, inutilizzabili come libri ma perfette come gradini. Ci sali sopra e dall'alto vedi i tetti, i camini, un gatto che dorme su un davanzale due calli più in là.
Uscite quando volete, nessuno vi ha mai chiesto niente, nessuno vi ha guardati con aspettativa.
La fondamenta dove finite è quasi deserta. Una barca da trasporto passa lenta e le piccole onde che genera raggiungono i pali di legno lungo il bordo — crack, crack, crack — un ritmo regolare che si sovrappone alle voci che arrivano dalle finestre aperte. Qualcuno sta facendo colazione, si sente il tintinnio di stoviglie, una radio in veneziano.
Ti siedi sul bordo della fondamenta e per un momento non fai niente. Non fotografi, non cerchi il prossimo posto. Guardi solo l'acqua cambiare colore mentre le nuvole si spostano e le case color pastello riflesse sul canale che tremano appena ogni volta che passa qualcosa. Alzi gli occhi e il tuo sguardo si sofferma su:
Striati di bianco e nero, consumati dall'acqua fino a diventare sculture. Ogni palo ha un anello arrugginito a metà, e sul più vicino un gabbiano sta immobile da minuti, non aspetta niente, guarda solo. L'acqua intorno cambia di continuo; loro no. Sono lì da prima che tu nascessi e ci saranno quando te ne vai. C'è qualcosa di stranamente rassicurante in questo.
Al primo piano: tende chiuse, un vaso di basilico sul davanzale, una bicicletta appoggiata alla parete... ma come ci è arrivata? Al secondo: una finestra aperta, una mano che porta via un asciugamano senza affacciarsi. Al terzo: vetri opachi e una luce accesa nonostante sia mattina. Tre appartamenti, tre vite che continuano senza sapere che le stai guardando. Venezia è così: abiti dentro a qualcosa che per gli altri è uno sfondo.
Il riflesso degli edifici sull'acqua è più saturo dell'originale, i rosa diventano corallo, i gialli diventano oro. Ogni volta che passa una barca, il quadro si deforma per qualche secondo e poi lentamente si ricompone, mai identico a prima. A galleggiare c'è una foglia, un tappo di plastica, qualcosa di verde che non riesci a identificare. L'acqua non è pulita e non è sporca. È semplicemente veneziana: tiene tutto insieme senza giudicare.
Eva è in piedi accanto a te, le mani in tasca. "La maggior parte delle persone passa tre giorni a Venezia e non vede mai questo", dice. Non con arroganza, con una specie di malinconia tranquilla.
Non rispondi. Non ce n'è bisogno.

