𝓻𝓮𝓪𝓶𝓸𝔂

Alla scoperta di Venezia
Tappa #1

📌Venezia, Italia, Cannaregio 🕗 07:30

L'alba ha un odore preciso, a Venezia

📌 CANNAREGIO · 07:30

Prima che la luce entri davvero, c'è un momento, dura pochi secondi, in cui la reception dell'agenzia è ancora sospesa nel buio morbido dell'alba e senti solo l'acqua. Non il rumore dell'acqua. La sua presenza. Una specie di respiro lento che sale dal canale e si insinua sotto la porta d'ingresso e tra le imposte della vetrina, portandosi dietro qualcosa di antico: sale, pietra umida, legno gonfiato da decenni di maree.

Eva, la guida esperta che ti accomapgnerà in questo viaggio, apre la grande finestra sul retro che dà direttamente sull'acqua, con una lentezza che sembra intenzionale. Non lo è ma a Venezia, la mattina presto, prima che arrivino i turisti per il tour, nessuno ha fretta. Le ante di legno scricchiolano piano e l'aria entra di colpo, fresca, quasi fredda, sollevando i depliant ordinati sul bancone. Il canale là sotto è ancora immobile.

Un sandolo è ormeggiato all'angolo, il riflesso che si spezza appena sulla superficie verde-grigia dell'acqua.

🕮 Sàndolo: è la più diffusa e versatile imbarcazione tradizionale della laguna di Venezia

Ti fermi alla finestra qualche secondo più del previsto. Da qualche parte, in fondo alla calle, si sentono dei passi veloci, sicuri, il ritmo di chi conosce ogni mattonella di quella strada a memoria. Poi il silenzio di nuovo. Poi la barca. Un motore lontano, soffocato dalla pietra.

Venezia alle sette e mezza non appartiene ancora ai turisti. È ancora dei veneziani, di quelli che ci sono rimasti.

La pasticceria dove Eva ti porta non ha insegne particolari. Niente che la distingua dall'esterno, se non la luce gialla che filtra dalla vetrina e quella specie di vapore dolce che fuoriesce ogni volta che qualcuno apre la porta. Dentro ci sono sei, forse sette persone. Nessuno siede. Si sta al bancone, è una regola non scritta, quasi un galateo silenzioso.

L'espresso arriva in una tazzina scaldata, piccola, con il fondo già leggermente amaro prima ancora di portarla alle labbra. Il barista, un uomo sulla sessantina con le mani grandi e il grembiule macchiato di cioccolato, non chiede cosa vuoi. Vede Eva, annuisce, e pochi secondi dopo ci sono due tazzine sul bancone e un piattino con due frittelle.

Le frittelle veneziane non sono ciambelle. Sono soffici, quasi fragili, cosparse di zucchero a velo che si attacca alle dita e alle labbra. C'è qualcosa di infantile nel mangiarle così, in piedi, alle sette e mezza, con il caffè che brucia ancora.

Fonte: cantinadospade.com

Intorno a te la gente parla in veneziano stretto, che non è italiano, è qualcosa di più scivoloso e chiuso, quasi un codice e tu non capisci quasi niente, ma non importa. Il senso è nella texture di quella scena: la luce calda del bancone, il rumore delle tazzine, qualcuno che ride di qualcosa che non sentirai mai.

Eva ti guarda con un mezzo sorriso. "Benvenuto", dice soltanto. Per una volta, la parola non suona come una formalità.

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